Natura


La pineta di Clusone

Non tutti sanno che la grande "Morena" della Selva di Clusone, per interessamento dell'allora Sindaco di Clusone, Conte Dott.Filippo Fogaccia (detto Baradello), nell'anno 1922 fu iscritta nel "Catalogo delle Bellezze Naturali" d'Italia.
La "Morena" della Selva non è soltanto una ricca e folta pineta, fonte di salute, ma è anche una visiva testimonianza di un grande capitolo geologico del nostro globo. Essa custodisce innumerevoli meravigliose testimonianze: i "Massi Erratici" e le "Buche del Freddo".
I "Massi Erratici" non sono altro che enormi massi di pietra trasportati dai ghiacciai, alcune migliaia di anni or sono, portati nientemeno che dal lontano Gruppo dell'Adamello; molti "Massi" sono ancora ben visibili, anche se alcuni sono rovinati, e molti altri sono stati completamente distrutti per ricavarne pietrame da costruzione.
Le "Buche del Freddo" sono enormi buche sparse nella Pineta; scendendo nell'interno si denota un abbassamento di temperatura di alcuni gradi centigradi. Sono comunque testimoni visibili di quanto ci ha lasciato il ghiacciaio in fase di scioglimento.
Per Clusone e zone limitrofe è senz'altro un'attrattiva in più che merita di essere valorizzata e conosciuta dalle scolaresche, dai villeggianti e dagli stessi Clusonesi.

I sentieri delle Orobie

Sentiero delle Orobie occidentali: itinerario in sette tappe che percorre la testata della Val Brembana e delle sue convalli con partenza dal paese di Cassiglio in Valtorta e arrivo al rifugio Calvi. Si sviluppa per circa 80 chilometri ed è segnalato col numero 101. Il Sentiero Italia si inserisce ai Piani di Bobbio e lo segue integralmente fino alla fine.
Sentiero delle Orobie centrali: collega fra loro i principali rifugi delle Orobie con un itinerario in otto tappe lungo circa 80 chilometri, con partenza da Valcanale e arrivo al Passo della Presolana. Il sentiero Italia si inserisce al rifugio Calvi e lo segue fino al rifugio Curò.
Sentiero Naturalistico Curò: è la naturale prosecuzione dei Sentieri delle Orobie verso est, realizzata dalle sottosezioni del CAI Bergamo di Clusone e della Val di Scalve, con partenza da Valbondione e arrivo a Schilpario. Il Sentiero Italia si inserisce al rifugio Curò e lo segue fino al Passo del Vivione.
L’Alta Via delle Orobie orientali: così è chiamato impropriamente il sentiero n.6 che percorre il versante camuno del Pizzo Camino, del (Cimone della Bagozza e della Concarena (Prealpi Bresciane), collegando il rifugio Laeng al rifugio CAI Iseo. li Sentiero Italia lo segue nella sua ultima parte fino al paese di Pescarzo in Val Camonica.

Logo Parco delle Orobie Bergamasche

 

Il Parco delle Orobie bergamasche


Le Alpi Orobie formano una lunga catena di cime di vario aspetto allineate per oltre 50 km in direzione est-ovest, dalla sponda orientale del lago di Corno allo sponda destra del fiume Oglio in Valcamonica, caratterizzata da rilievi tra i 2000 e 3000 metri e da profonde incisioni vallive. Dal punto di vista morfologico, la catena delle Orobie a nord scende in Valtellina con un ripido versante che presenta incisioni vallive secondarie quasi sempre trasversali, i cui torrenti si riversano nell'Adda. Tra le più suggestive di queste valli ricordiamo la Valle di Tartano, la Val Venina e la Val Belviso. Fanno già parte invece del bacino dell'Oglio la Val Campovecchio e la Val Brandet.
Il versante meridionale si presenta più aperto ed è costituito da valli (valle del Brembo, del Serio, di Scalve) a prevalente andamento nord sud, che alimentano i principali fiumi bergamaschi. Il settore centrale tra il Passo di Venina e di Belviso rappresenta il tratto più elevato e spettacolare in cui si elevano le cime più alte delle Orobie, che raggiungono la massima quota nel Pizzo Coca (3050 m). La catena delle Orobie possiede piccoli ghiacciai rivolti verso nord nella zona centro orientale a quote intorno ai 2300-2500 metri. Nel secolo scorso ne vennero censiti una quarantina, mentre risultavano ridotti a 21 dopo il rilievo eseguito dal Comitato Glaciologico Italiano del C.N.R. negli anni 1957/1958. Nel territorio del Parco rientrano inoltre un centinaio di laghi e laghetti quasi tutti di origine glaciale, concentrati soprattutto nella catena delle Alpi Orobie vere e proprie (nella foto in alto il lago di Barbellino). Alcuni di questi, tuttavia, sono sfruttati a scopi idroelettrici, altri, ormai giunti in fase di senilità, sono quasi interrati dando origine ad importanti ambienti di torbiera.
Nel quadro della vegetazione presente nelle Alpi Orobie i boschi rivestono primaria importanza, sebbene le specie che li compongono siano comuni ad altre zone delle Alpi. Molto interessante è esaminare la loro distribuzione: si rileva infatti una notevole diversità tra il versante nord, cioè quello Valtellinese, rispetto al versante sud, bergamasco e bresciano. Le fasce vegetazionali sono quelle dell'orizzonte montano inferiore, costituito da latifoglie e faggete, e dell'orizzonte montano superiore, costituito da peccete, A quote più alte si arriva al limite della vegetazione arborea e arbustiva oltre il quale dominano le praterie
Sulle Orobie vive ancora una fauna alpina molto varia, oltreché discretamente numerosa. Il patrimonio va da alcuni ungulati fino alla avifauna, sia stanziale che migratoria. In questi ultimi anni si è assistito ad un aumento della selvaggina ungulata, dovuto soprattutto all'istituzione di oasi di rifugio e di aziende faunistiche, dove vengono attuati programmi di gestione e piani di abbattimento, nonché bandite di caccia in cui la fauna selvatica può riprodursi in condizioni di minor disturbo.

Le cascate del Serio

Le Cascate del Fiume Serio sono, con il loro triplice salto di 106, 74 e 75 metri, le più alte d'Italia e le seconde in Europa. L'acqua, liberata dalle paratie della Diga del Barbellino, precipita a valle spumeggiando e creando uno degli spettacoli più maestosi ed entusiasmanti che possono essere ammirati a Valbondione. Questo spettacolo, negli ultimi anni, viene ripetuto per ben cinque volte (la 1° e la 3° domenica di luglio e di agosto; e la 1° domenica di settembre), nell'intento di incentivare la partecipazione a questa manifestazione, grazie all'accordo raggiunto con l'ENEL dall'Amministrazione comunale. Fino a pochi anni fa, infatti, l'apertura veniva concessa solamente per 2 ore all'anno.

 

Il Lago d'Iseo

Lago dai mille volti, l’Iseo è veramente diverso dagli altri: semplice e pittoresco, dolce e selvaggio. Un lago romantico, caro a poeti e pittori. Incastonato in una splendida cornice di monti, alimentato dal fiume Oglio, è situato a 185 metri sul livello del mare, ha una profondità massima di 251 metri, una larghezza media di 2,5 Km ed un perimetro di 60 Km. Chiamato anche Sebino ( “ Sebinus lacus “ dei Romani ), è il settimo d’Italia per estensione. Dista pochi chilometri dalle città di Bergamo e Brescia e dagli aeroporti di Orio al Serio e Linate. Al centro si erge Montisola, la più grande isola lacustre d’Europa, cui fanno da valletti, a nord e a sud due isolotti di Loreto e S. Paolo. Sorprendente è la varietà di bellezze naturali, mutevole il paesaggio per gioco di luci e di colori. Il clima è mite e durante l’estate temperato da brezze costanti; anche in autunno e d’inverno le giornate di sole sono numerose. Belle da vedere e da scoprire le cittadine rivierasche ricche, ricche di memorie di un passato illustre e di radicate tradizioni: l’antico vi è riservato, quasi schivo; il nuovo mai tende alla sopraffazione. Confortevoli alberghi, pensioni, campeggi, moderni impianti per la balneazione e la pratica di tutti gli sport sorgono lungo tutta la costa. Dal Sebino, per piacevoli escursioni, si possono raggiungere in poco tempo: Capodiponte, che con il parco delle incisioni rupestri dell’età neolitica è meta di studiosi da ogni parte del mondo; Boario e Angolo Terme, importanti stazioni termali per cure idroponiche; la Franciacorta, zona costellata da vigneti e produttrice di celebrati vini a denominazione d’origine controllata; Montecampione, rinomato centro per gli sport sciistici.

La Valle del Freddo

La Valle del Freddo è forse il fenomeno naturale più interessante e singolare dell’intero territorio bergamasco. In apparenza nulla di straordinario: si tratta di una depressione, lunga circa 600 metri, posta in alta Val Cavallina, a 360 metri di altezza dal mare, subito dopo il laghetto di Gaiano, nel territorio del Comune di Solto Collina: pietrame,un po’ di terriccio, cespugli, alberi ,come in qualunque altro angolo della Valle. A guardarla da vicino si scopre invece una cosa straordinaria: qui,ad un’altezza assai modesta, crescono piante e fiori tipici dell’alta montagna, dal rododendro alla stella alpina (quest’ultima normalmente non cresce al di sotto dei 1700 metri di altezza). Tutto ciò avviene in quanto una complessa e particolarissima struttura del terreno fa sì che nel sottosuolo si formino durante l’inverno grossi blocchi di ghiaccio: in estate l’aria passa attraverso questi blocchi e fuoriesce da una serie di buche poste nel fondo della valletta, a temperatura bassissima (2-4 gradi). La zona può quindi considerarsi una specie di grande frigorifero naturale, che consente la sopravvivenza, anche nella calda estate, di vegetazione abituata ai climi più freddi dell’alta montagna. 
Un fenomeno singolare, dunque, che sembra non avere paragoni in Europa. 
La Valle del Freddo è visitabile nei mesi di maggio, giugno e luglio, naturalmente lungo un sentiero predisposto al di fuori del quale non è consentito uscire. La struttura della Valle è infatti straordinariamente delicata: basterebbe un nonnulla, non solo per rovinare la flora esistente, ma per distruggere l’intero sistema. La Valle del Freddo, così chiamata in tempi recenti e meglio conosciuta localmente fino a pochi anni or sono come Valle del Diavolo o Valle del Mat Bunadol, è posta geograficamente nell’alta Valle Cavallina e più esattamente tra il Laghetto di Gaiano,il Monte Clemo (m 800) ed il Monte Nà (m 708). Competente amministrativo di questo territorio è Solto Collina, piccolo Comune dell’Alto Sebino in provincia di Bergamo. L’unico fenomeno di analoga importanza tutt’oggi conosciuto è costituito dal biotopo delle "Eislocher" in provincia di Bolzano, dove peraltro le caratteristiche fisico-chimiche del terreno (composizione prevalentemente acida) sono molto diverse da quelle della Valle del Freddo (composizione calcarea) e di conseguenza ospitanti specie vegetali diverse da quelle presenti nella Riserva naturale bergamasca.

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